lunedì 21 settembre 2015

Poste svela i dividendi prima dell'Ipo - Il Sole 24 Ore

Poste Italiane alzerà il velo sulla politica di remunerazione degli azionisti prima della partenza dell'offerta pubblica di vendita, ipotizzata per il prossimo 12 ottobre. La politica dei dividendi non è stata ancora definita, ma un approfondimento in questo senso è previsto nelle prossime due settimane assieme all'azionista unico, il ministero per l'Economia. L'obiettivo è dare un'indicazione di quale sarà l'orientamento in tema di distribuizione degli utili già nel prospetto informativo, la cui pubblicazione è attesa per il 10 ottobre. 
La scelta, che non era affatto scontata, è stata fatta per rispondere alle esigenze degli investitori di lungo periodo, come i grandi fondi pensione nordamericani e i fondi sovrani che il management della società ha incontrato lunedì scorso a New York. La promessa, se così possiamo chiamarla, che è stata fatta dal management agli investitori in questo ulteriore giro di presentazione della società e del piano industriale è quella di un business in grado di generare flussi di cassa sostenibili nel tempo e di distribuire una quantità di utili tale da incontrare la soddisfazione di chi intende restare per un periodo prolungato nel capitale. Quella promessa troverà una prima dimostrazione nel prospetto informativo. Nel corso del 2014, un anno difficile caratterizzato da un'erosione dei ricavi nel comparto dei recapiti (seppure in parte dovuta a una politica di prezzi scontati per cercare di aumentare i volumi), Poste ha comunque generato una cassa operativa (al netto degli investimenti) per 600 milioni. E il dato è destinato a migliorare nel 2015. Se si considera che l'utile netto nel primo semestre 2015 è stato pari a 435 milioni (contro 222 milioni di fine 2014, risultato dovuto però a una serie di one-off straordinarie per pulire il bilancio) è possibile ipotizzare che per la fine dell'anno il risultato netto si attesti tra 800 e 900 milioni, avvicinandosi così a livelli degli esercizi pre-2014. Sulla questione non c'è ancora alcuna indicazione, ma se si immagina un pay-out del 40% (che consenta alla società di reinvestire risorse nello sviluppo delle infrastrutture dell'Information technology, nella logistica e nell'automazione dei recapiti) l'utile dell'azione potrebbe oscillare attorno a 0,2-0,3 euro. 

Gli incontri avvenuti la scorsa settimana a New York e a Londra hanno avuto un esito molto positivo. Gli investitori erano curiosi di conoscere a fondo il business di Poste, seppure avessero già ben individuato il percorso di profonda trasformazione che ha portato negli ultimi 10 anni Poste a divenire principalmente un gruppo bancario-assicurativo, in cui solo il 14% del fatturato proviene dal comparto dei recapiti. Il management della società, guidata da Francesco Caio, ha spiegato il modello di business che fa perno su logistica, pagamenti digitali e risparmio gestito e assicurativo. Tutti settori in crescita a livello globale, ma dove l'Italia è molto indietro alla media europea e proprio per questo motivo le possibilità di upside sono maggiori. Gli investitori hanno apprezzato anche il fatto che si sta attuando un turnaround nel comparto postale, dove si investe anche per l'automazione dei processi e per il miglioramento dei servizi. Queste prospettive di business mettono la società in condizioni di garantire la generazione di cassa nel lungo periodo e, di conseguenza, un'adeguata remunerazione degli azionisti. Nel frattempo la società ha ricevuto questa settimana una richiesta molto articolata di chiarimenti sul prospetto da parte della Consob, come del resto è normale in Ipo legate a business complessi come quello di Poste. La società si appresta a completare le risposte ai quesiti entro mercoledì.

Venerdì prossimo, 25 settembre, il management terrà un ultimo incontro con gli investitori a Londra. Poi inizierà una fase di silenzio fino alla partenza del road-show vero e proprio il 12 ottobre. Lunedì 28 settembre gli analisti delle banche del consorzio (Banca Imi, BofA Merrill Lynch, Citigroup, Mediobanca, UniCredit i global coordinator; UniCredit e Imi i responsabili del collocamento, Mediobanca lo sponsor. Rothschild è advisor finanziario di Poste Italiane, Clifford Chance avisor legale. Lazard è advisor finanziario del Mef, Gianni Origoni Grippo Cappelli l'advisor legale) pubblicheranno le ricerche su Poste, che consentiranno di formulare le prime valutazioni, e inizierà la fase di pre-marketing. Dopo quella data il ministero per l'Economia deciderà la quantità di azioni da mettere in vendita (520 milioni se si conferma l'obiettivo di cedere il massimo del 40% del capitale) e la ripartizione tra istituzionali e risparmiatori: queste decisioni verranno ufficializzate entro il 5 ottobre. 
Per martedì prossimo è fissata una riunione del consiglio di amministrazione di Poste, in verità ancora interlocutoria. Servirà per l'insediamento dei nuovi comitati endo-consiliare e per fare il punto sull'iter dell'Ipo, anche se il board che fisserà la partenza dell'offerta di vendita si terrà nella prima settimana di ottobre. È probabile che l'ad aggiorni il consiglio sulla situazione economico-finanziaria di Alitalia, di cui il gruppo è azionista, dopo l'uscita dell'ad Silvano Cassano.


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