venerdì 11 settembre 2015

Ancora speranze per gli uffici chiusi

Mentre la politica protesta, il Tar della Toscana ha sospeso la manovra decisa sul territorio da Poste italiane. La cui società, oramai, guarda a Londra e New York


Poste sempre in cronaca
Finite le vacanze, la partita della razionalizzazione è stata presa in mano dalla politica. Da qualsiasi parte fioccano proteste ed altre iniziative contro la scelta di Poste italiane. Scelta peraltro annunciata da mesi, anche se la lista delle sedi da tagliare è stata tenuta riservata fino all’ultimo.
Tra le iniziative non è mancata quella del sindaco che si è fatto incatenare davanti alla sede destinata ad essere soppressa. È Luigi Riccelli, primo cittadino di Sorbo San Basile (Catanzaro). A Cortoghiana (frazione di Carbonia, Iglesias), invece, un sindacalista è addirittura salito sul tetto.
Si sono mossi pure i giudici. Il Tribunale amministrativo della Toscana ha bloccato la serrata dei cinquantanove presìdi del territorio di competenza “condannati”. Si tratta di una misura provvisoria: poi, naturalmente, il medesimo Tar dovrà scendere nel merito e valutare. Intanto, però, la notizia ha dato speranza al pubblico locale e suggerito la stessa manovra ad altre latitudini, come nel Ferrarese.
Nel frattempo, la procedura verso la quotazione in Borsa prosegue. L’amministratore delegato Francesco Caio ha messo in agenda visite a Londra e New York, al fine di confrontarsi con potenziali interlocutori. Tra le tante dichiarazioni, una di colui che conosce bene il settore, avendolo frequentato prima proprio come ad della società e poi come ministro allo Sviluppo economico. È Corrado Passera, ora impegnato in Italia unica, che ritiene questa operazione “un grave errore”.

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