venerdì 11 settembre 2015

Ma che fine ha fatto il “paccomat”?

Ne avevamo aprlato qui , qui e qui


Ma che fine ha fatto il “paccomat”?

Priva di un annuncio ufficiale, da quasi un anno la sperimentazione si basa su appena cinque armadi in tutta Italia. E su una pagina del sito di Poste italiane


Appena cinque quelli in uso
Presentato, nel gennaio 2014, dalla ditta distributrice come di certa introduzione, sembra invece che il “paccomat” non convinca molto Poste italiane. Almeno a giudicare da come lo sta provando. Nessun annuncio ufficiale, mentre le informazioni sono lasciate ad una pagina presente nell’enorme sito aziendale. Il numero degli speciali armadi, inoltre, è fermo dal novembre scorso: appena cinque in tutto il Paese: due a Milano (presso impianti dell’azienda) e gli altri a Cantù (in un centro commerciale), Firenze (al Kipoint in stazione), Roma (nella sede centrale della società).
Esso può essere impiegato per farsi recapitare un collo ordinato via internet dai siti partner dell’operatore. Una volta ricevuto l’avviso che quanto atteso è disponibile, basta recarsi nella sede scelta e, tramite un codice giunto via messaggino o e-mail, aprire il relativo sportello ritirando il materiale. A differenza di altri operatori, però, vi sono limiti negli orari perché i cinque presìdi si trovano in ambienti chiusi che osservano precisi turni di servizio.
Gli stessi contenitori (ed ecco un vantaggio rispetto ad alcuni concorrenti) possono essere impiegati pure per spedire, purché si impieghi una confezione preaffrancata da acquistare all’ufficio postale o si ricorra a “paccoweb”.

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