mercoledì 29 gennaio 2014

Trasferimenti 2014: presentazione domande 1-14 febbraio.

Con riferimento all'accordo del 22 maggio 2013, informiamo che per l'anno 2014 si possono presentare le domande per i trasferimenti volontari individuali dal 1° al 15 febbraio. In allegato, il "Comunicato al personale" e il modello per la domanda di trasferimento. Per ogni ulteriore informativa si può far riferimento a tutte le Strutture Territoriali e Regionali SLP-Cisl.





Approfondimento vendita 40% Poste Italiane

Il Governo Letta ha presentato la decisione di vendere fino al 40% di Poste Italiane per contenere il debito pubblico di 4-5 miliardi. È uno scopo molto riduttivo se non correttamente inquadrato. Innanzitutto bisogna ricordare che le privatizzazioni italiane hanno avuto tre fasi: quella di avvio (1985-1995 per 20 miliardi di euro), quella imponente (1996-2005 per 127,5 miliardi), quella di riflusso (2006-2012 per 9,6 miliardi).
Nel periodo 1985-2012 si è privatizzato per 157 miliardi di euro, preceduti in Europa (e non di molto) solo dalla Francia che tuttavia ci pare abbia meglio programmato nel lungo periodo. Se in Italia si apre una nuova fase di privatizzazioni, bisogna allora valutarne le finalità tattiche e quelle strategiche. 

Finalità tattiche. Esse sono di breve periodo. Tale è anzitutto quella di vendere una quota di Poste Italiane per ridurre il debito pubblico che essendo di oltre 2.000 miliardi scenderebbe di 10 punti percentuali, a tagli di 4 miliardi annui, in 50 anni. Un'altra finalità è dare un segnale concreto ai mercati sull'intenzione italiana di riattivare l'afflusso dei capitali sia attirandone di istituzionali nell'ambito del più vasto progetto "Destinazione Italia" sia facilitando l'accesso all'azionariato dei piccoli risparmiatori ed in particolare dei dipendenti del Gruppo Poste Italiane. Lo schema del decreto della Presidenza del Consiglio (Dpcm) prevede infatti che per i dipendenti saranno introdotte forme di incentivazione, come da prassi di mercato e di precedenti privatizzazione, in termini di quote dell'offerta riservate e/o di prezzo (ad esempio bonus share maggiorata rispetto al pubblico indistinto) e/o di modalità di finanziamento. È un modello analogo al recente caso di privatizzazione della Royal Mail britannica che ha avuto un boom di richieste da privati (700mila e di 150mila dipendenti) e di prezzo che in pochi mesi è quasi raddoppiato.

U na terza finalità può essere quella dare al Gruppo Poste Italiane un maggiore spinta all'efficienza competitiva anche nel contesto internazionale in forza della pressione che gli investitori istituzionali possono esercitare sul governo della società. Qui l'esito sarebbe tutto da verificare perché non è sempre andata così bene in casi precedenti. Così come sarà tutta da sperimentare la partecipazione dei dipendenti con presenza riservata nel consiglio di amministrazione come prefigurato dal Presidente Letta. Un'altra finalità è quella di dare una ulteriore prova di diligenza italiana all'insaziabile Commissario europeo Olli Rehn Europea sperando che ci autorizzati una certa flessibilità per le spese di investimento. Ma Rehn ha già fatto sapere che ci vuole più coraggio su privatizzazioni e mercato del lavoro dando ancora una volta l'impressione di essere ossessionato dall'Italia 

Finalità strategiche. L'operazione Poste Italiane è già affiancata con analoghe modalità (a cui si aggiunge la possibilità di una trattativa diretta con procedure competitive) da quella Enav che rimarrà tuttavia per almeno il 51% in proprietà statale. Le due operazioni aprono una nuova stagione di privatizzazioni annunciata da Letta e Saccomanni a novembre e spesso ribadita. Perciò si venderebbe poi un 3% di Eni (dopo una operazione di riacquisto da parte di Eni stessa del 10% di azioni proprie così da non scendere sotto il 30% nella partecipazione del Mef e della Cdp), Stm (con un conferimento del 14% detenuto dal Mef al Fondo strategico Italiano della Cdp che in tal modo salirebbe al 14% e cioè alla pari del Fonds stratégique d'investissement (che è controllata dalla Banque publique d'investissement a sua volta della Cdp e del Governo francese), Grandi Stazioni (cessione fino al 60% di questa società delle Fs che gestisce le 13 maggiori stazioni italiane). A sua volta la Cdp dovrebbe collocare sul mercato fino al 49% di Cdp Reti (che comprende Snam e in previsione Terna), Sace e Fincantieri (in quote da determinare). In totale si prevedono ricavi di 12 miliardi una parte dei quali andrebbe a ricapitalizzare Cdp.

Valutare queste dimissioni solo per i ricavi devolvibili a ridurre il debito pubblico è distorsivo perché queste scelte incidono sul l'economia reale di tutto il Paese. Il fatto che ogni dismissione venga valutata sia da un Comitato per le privatizzazioni (nominato a novembre e operante a titolo gratuito), consultato dal Presidente Letta il 15 u.s. prima della delibera del Consiglio dei ministri, sia dalle competenti Commissioni parlamentari per un parere (non vincolante), non basta per validare o meno la strategia del Governo.

Conclusioni e proposte. Per attuare una nuova fase di privatizzazioni sul mercato o di acquisizione di soci industriali forti non bisognerebbe adesso tanto guardare alla riduzione del debito pubblico, dati i modesti ricavi, quanto ad una strategia di infrastrutturazione, industrializzazione e internazionalizzazione ("3i") dell'Italia. A tal fini l'Ente pubblico-privato con più competenze e relazioni internazionali è la Cdp che è in grado sia di elaborare un vero piano strategico sia di intermediare, anche con veicoli societari ad hoc, l'ingresso di soci industriali valorizzando (anche in forza del "golden power" consentito dalla normativa europea) un ruolo italiano in imprese internazionalizzate necessarie per la nostra crescita "3i". Questo è il caso della citata Cdp Reti che interessa investitori a lungo termine cinesi (tra cui la "State Grid of China" che produce, trasporta e distribuisce l'energia elettrica a 1 miliardo di cinesi), americani, australiani e canadesi.

martedì 28 gennaio 2014

Attività Segreteria Generale: chiarimenti sulla privatizzazione che non c'è.

Attività Segreteria Generale

Privatizzazione Poste: ma chi l'ha detto?

28 GENNAIO 2014
Da quando il Governo ha deciso di cedere quote di minoranza di Poste Italiane, e di altre aziende, tutti i mezzi di comunicazione, per semplificazione di linguaggio, hanno cominciato a parlare di “privatizzazione”. E tutti i pappagalli replicanti ora parlano di privatizzazione!! Una azienda si privatizza quando si cedono le quote di maggioranza e di controllo dell'azienda stessa, cosa che non accadrà con Poste il cui controllo resta nelle mani dello Stato con il 60 per cento della proprietà.
Sull'argomento si stanno sviluppando anche riflessioni ideologiche come accadeva ai tempi dei “padroni” e delle “masse operaie” di ottocentesca memoria, ma quasi nessuno racconta al popolo postale perché questa soluzione è migliore di tante altre che avrebbero messo a rischio, davvero, la sopravvivenza di Poste Italiane. 
Il “padrone” delle Poste è uno Stato fortemente indebitato e quindi alla ricerca disperata di risorse per far fronte alle emergenze del paese. Per queste ragioni si è parlato, ciclicamente, della vendita del Bancoposta o della vendita del patrimonio immobiliare di Poste o, cosa ancor più pericolosa discussa dal governo a dicembre, della vendita di Poste Vita. Tutti sappiamo, anche noi contadini, che qualunque di quelle tre scelte avrebbero decretato la morte di Poste Italiane che riesce a sopravvivere solo grazie alla sua unicità e alla sua sussidiarietà incrociata tra i diversi settori dell'azienda. Tutto il resto è da bar dello sport!
Anche noi critichiamo severamente alcune passate privatizzazioni che hanno regalato ad “amici degli amici” aziende importanti come Telecom e quindi seguiamo con attenzione le scelte dell'Esecutivo.
Il decreto del Governo va nella giusta direzione per alcuni buoni e semplici motivi:
  1. Viene messa sul mercato una quota di minoranza di Poste Italiane indivisa;
  2.  Le quote vengono offerte ai risparmiatori oltre che agli investitori istituzionali;
  3.  Una quota (noi insistiamo per il 5%) viene offerta ai dipendenti postali;
L'operazione è solo agli inizi e durerà alcuni mesi durante i quali, siamo certi, il sindacato avrà un ruolo importante nella discussione. La nostra posizione è che le quote vadano distribuite ad una platea la più ampia possibile per evitare pericolose concentrazioni di quote a pochi soggetti. Le quote importanti offerte ai dipendenti postali debbono essere gratuite e indivise in modo tale che anche i lavoratori-azionisti (e non i sindacati) possano esprimere la loro rappresentanza negli organi societari al pari degli altri azionisti e partecipare agli utili d'impresa. Così funziona in altri paesi ed è questa la strada che indica l'Unione Europea per aprire le aziende alla democrazia economica.
Noi faremo la nostra parte per difendere, come sempre, Poste Italiane e la sua unicità a garanzia della difesa dei posti di lavoro dei 140 mila dipendenti della più grande azienda del paese.
                                               LA SEGRETERIA NAZIONALE SLP-CISL      

venerdì 24 gennaio 2014

PETITTO: "Azienda vive se rimane indivisa"

















24 GENNAIO 2014
 Il Sole 24 ORE - Radiocor 23/01/2014 - 19:14

Poste: in Cdm testo privatizzazione asciutto, per Slp Cisl a dipendenti 5%
 Il Segretario Generale Cisl Poste, Petitto: 'Azienda vive se rimane indivisa'

Radiocor - Roma, 23 gen - Sara' un testo asciutto il Dpcm sulla privatizzazione di Poste Italiane che arrivera' domani al tavolo del Consiglio dei ministri. Un testo che, secondo quanto si apprende, non dovrebbe toccare il tema della governance ne' quello dell'azionariato ai dipendenti. Proprio su quest'ultima questione mette le mani avanti Mario Petitto, segretario generale della Slp Cisl, sindacato che in azienda ha la maggioranza assoluta. 'Noi - dichiara a Radiocor - non vogliamo rivendicare percentuali altissime tali da squilibrare il governo dell'azienda ma riteniamo che una quota del 5% sia consona ai lavoratori. Una quota che dev'essere gratuita'. Petitto aggiunge che 'non concepiamo questa attribuzione di azioni in forma individuale come accaduto per altre aziende come Alitalia. Noi la immaginiamo come una quota indivisa che resti nella proprieta' dei lavoratori'. In generale riguardo alla privatizzazione e all'Ipo di Poste Italiane, Petitto sostiene che 'e' una buona operazione, e nel dire questo c'e' una ragione ben precisa. Noi da anni stiamo facendo i conti con i rischi costanti di spacchettamento dell'azienda. Purtroppo ilproprietario, ovvero lo Stato, e' indebitato. Si e' parlato della vendita del Bancoposta, di PosteVita, del patrimonio immobiliare. Qualsiasi di queste scelte avrebbe ucciso l'azienda. Ora, con la soluzione che si prospetta, Poste vive, visto che vive solo se resta un'azienda unica. Di fronte al rischio di spacchettamento noi riteniamo sia molto piu' conveniente, importante e giusto ragionare sull'apertura del capitale ai privati. E su questo la Cisl e' disposta a ragionare. In un simile scenario si innesta l'antica discussione della partecipazione dei lavorati al capitale dell'impresa come gia' avviene per tanti altri operatori postali, con la conseguente rappresentanza in cda. Avere i lavoratori in quell'assise potrebbe essere d'aiuto all' azienda'.

    lunedì 20 gennaio 2014

    Clausola elastica mercato privati

    É Attivava anche per mercato privati la clausola elastica che  consente ai  part time di prolungare il periodo di lavoro previa loro disponibilità. I candidati  saranno contattati dalle rispettive filiali.

    giovedì 16 gennaio 2014

    CTD EX-DIPENDENTI AGENZIE DI RECAPITO

    Ne avevamo parlato qui, di seguito il verbale siglato il 15/01/14: si conferma la sensibilizzazione sul tema in oggetto, e si prevede la possibilità di un anticipo della metà della prima mensilità, per coloro che ne facciano richiesta, superati i primi 15 giorni di prestazione lavorativa.



    venerdì 10 gennaio 2014

    Termini di privatizzazione dell'azienda ad oggi

    Proseguono gli incontri presso una commissione governativa della privatizzazioni che riguarda la Nostra Azienda. I termini della discussione sono i seguenti : 
    • collocazione sul mercato di circa il 20% del valore di Poste Italiane SpA ad investitori privati 
    • 15% ad investitori retail (singoli cittadini o piccoli investitori ) 
    • 3/5% in azioni gratuite ai dipendenti, 
    • il restante 60% rimarrebbe in mano al Ministero del tesoro(MEF).
    Gli effetti dovrebbero essere il reperimento di nuovi capitali pari a circa 4 miliardi di euro ed una rappresentanza dei lavoratori all'interno del consiglio di amministrazione ed un conseguente aumento del peso decisionale dei Lavoratori. Non si punta sullo spezzatino dell'azienda con la vendita dei " gioielli di famiglia" altamente redditizi, quali Postevita e viene salvaguardato il livello occupazionale. E' ancora prematuro parlare di un progetto definivo però, vi terremo informati di eventuali sviluppi.