giovedì 30 ottobre 2014

La posta in gioco a Bruxelles

Anche in Europa si mette in discussione il servizio universale


La documentazione seguente parte con una definizione di Servizio universale e prende atto del calo dei flussi e della  necessità della sostenibilità del servizio di recapito. Si definisce quindi la necessità di rendere più flessibile il servizio universale, e di osservare con attenzione i paesi che per primi si stanno avviando in questa direzione. Si porta l'esempio dell'Australia post, che date le sue caratteristiche geografiche e la distribuzione irregolare della popolazione,  ha differenziato il prioritario in base alle zone di recapito, creando una classe di servizio più lenta.
Del Canada post che dal 2013 ha iniziato a creare delle cassette di impostazione o comunitarie per ottimizzare i costi di servizio e consolidare un margine di risparmio ( ne avevamo parlato qui).
La New Zelanda post dal 2015 garantirà un servizio di consegna non sotto i 3 giorni nei centri urbani e i 5 giorni in quelli rurali. Anche negli Stati Uniti si mira alla consegna su 5 giorni e all'introduzione delle cassette comunitarie. A ciò si possono aggiungere i paccomat, loockers cui avevamo parlato qui. Si avvia quindi un analisi atta ad individuare un livello di flessibilità che renda sostenibile il servizio di corrispondenza, mettendo in discussione la sua necessità in una società sempre più digitalizzata.
Da ciò che si desume, indipendentemente dalle cause, in molti paesi la trasformazione del servizio postale é scaturita da riforme legislative interne.  Si compara il servizio universale in ciascun paese, individuando differenze e similitudini, come i termini di designazione e retribuzione del gestore. Il quadro generale é decisamente eterogeneo e analizzandolo determinate pressioni verso l'Italia da parte dell'U.E. risultano inspiegabili, viste le situazioni di altri paesi. Per un maggior approfondimento vi invito a leggere il documento anche se in inglese.

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