mercoledì 1 aprile 2015

Anna Maria Furlan: "Renzi cambi strategia. Per sconfiggere lacrisi,l'autosufficienza politica non sta funzionando"

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ROMA - I dati sull'occupazione, per Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, sono un messaggio chiaro da spedire al governo Renzi: "Deve cambiare strategia, deve dedicare al lavoro l'attenzione e la passione che riversa su altri temi e che non vedo in questo".



La disoccupazione torna al 12,7 per cento, quella giovanile al 42,6, in un solo mese 42 mila donne sono state rimandate a casa. E' una fase di passaggio in attesa che il Jobs Act produca a pieno titolo i suoi effetti o un tendenza che continua?
"Direi che per comprendere la gravità del caso basta guardare ai numeri assoluti: in Italia ci sono 3 milioni e 240 mila disoccupati. Non è con l'autosufficienza politica che risolveremo i problemi di questo Paese, non esistono formule magiche, non bastano né gli sgravi fiscali e contributivi né il nuovo contratto. Servono azioni forti e una strategia importante con obiettivi precisi a sostegno della crescita ".

Questo governo, secondo lei, è in grado di mettere in atto azioni forti?
"No, fino a quando continuerà a pensare di poter fare tutto da solo. La partita va giocata assieme, fra Palazzo Chigi, regioni, istituzioni e parti sociali: c'è una base di partenza buona, creata da fattori esterni come l'intervento della Bce e il basso costo del petrolio. Facciamo un patto sociale e sfruttiamo al massimo questi vantaggi".

Il premier Renzi non sembra intenzionato a darvi retta.
"Questi dati dovranno fargli cambiare idea. Ce lo insegna la storia: in questo Paese le grandi crisi si affrontato e si risolvono con gli accordi sociali che danno forza alle decisioni dell'esecutivo, non le indeboliscono, come il governo attuale sembra temere ".

Il patto sociale che lei chiede non c'è, in compenso c'è la coesione sociale lanciata da Landini. Cosa ne pensa?
"Sta generando una grande confusione fra il ruolo della politica e quello del sindacato che per me, invece, ha un compito specifico: contrattare e fare accordi al fine di creare lavoro. Di tutto avevamo bisogno, salvo che di questa confusione che sta danneggiando il sindacato".

Avete qualche idea riguardo alle azioni forti a contrasto della disoccupazione?
"Molte, e tutte partono dalla convinzione che per creare lavoro bisogna sostenere la crescita e i redditi. Stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge sul fisco: mille euro di tasse in meno per i redditi lordi dai 40 mila euro in giù, per esempio. E poi avanti con le leggi contro la corruzione e con un nuovo sistema di appalti, entrambi necessari per sbloccare le opere e riconquistare credibilità presso gli investitori stranieri".

Intanto oltre 42 mila donne hanno perso il lavoro in un solo mese. Cosa sta succedendo?
"Purtroppo le crisi acuiscono i problemi che già ci sono, tutti ne subiscono le conseguenze, ma i più fragili patiscono di più. E le donne e i giovani sono le fasce deboli di questo Paese. Inoltre dopo aver colpito la manifattura, ora la crisi sta producendo i suoi peggiori effetti sul terziario, settore dove la presenza femminile è predominante".

C'è il pericolo che questo crollo del lavoro femminile diventi un trend?
"Se non vi sarà un'attenta politica di ridistribuzione dei redditi il rischio c'è. La crisi ha aumentato la povertà, ha moltiplicato le diseguaglianze e messo a dura prova la tenuta sociale del Paese".

Però nei primi mesi dell'anno sono stati firmati 79 mila contratti a tempo indeterminato. Come li valuta? Si tratta di nuovi posti o di stabilizzazione di precari?
"Sinceramente il dibattito non mi appassiona. Premiare le aziende che assumono a tempo indeterminato è giusto e, considerato l'alto tasso di precarizzazione, dare stabilità è ottima cosa ".

Il ministro del Lavoro Poletti, nei giorni scorsi, ha detto che i contratti possono arrivare al milione.
"Bene, mi auguro che abbia ragione, ma non basterebbero comunque visto che ci sono tre milioni di disoccupati. Le soluzioni ai problemi non nascono dal nulla: il Paese deve darsi un progetto, mettere il lavoro in testa a tutti i temi. Vedo, al contrario, che il governo ci mette poca attenzione e poca passione".

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