mercoledì 21 gennaio 2015

Fondo Cdp-privati per Ilva e industrie in crisi



Si partirà dall’Ilva per poi intervenire in altre crisi industriali: il governo è pronto a far decollare un nuovo strumento per le ristrutturazioni aziendali, che assumerà la forma di un Fondo di investimento o anche di una Spa holding di partecipazioni. La novità, che consentirà anche il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti, dovrebbe entrare nel decreto “Investment compact” o in alternativa essere inserita nell’iter parlamentare del decreto Ilva attualmente all’esame del Senato. Contemporaneamente, sempre in chiave industriale, si lavora ai “Development bond”, l’equivalente dei project bond finalizzato però allo sviluppo di reti e consorzi di impresa.
Strumento anti-crisi
Il pacchetto di proposte è al vaglio di un gruppo di lavoro composto dagli esperti di Palazzo Chigi e dai capi della segreteria tecnica del ministero dell’Economia e del ministero dello Sviluppo economico, rispettivamente Fabrizio Pagani e Stefano Firpo. Il nuovo strumento per le ristrutturazioni interverrebbe in crisi di aziende caratterizzate da squilibri patrimoniali e finanziari solo temporanei, quindi dotate di buone prospettive industriali ed economiche. Questo target di imprese è monitorato con interesse da grandi banche, fondi, investitori istituzionali che per investire, però, richiedono una forma di presenza pubblica. Di qui l’idea di coinvolgere la Cassa depositi e prestiti con le uniche modalità che consentano di farlo senza rischiare di violarne lo statuto, di attivare un intervento di vigilanza di Banca d’Italia o peggio ancora di innescare una procedura Ue di infrazione per aiuti di Stato. In sostanza Cdp può entrare in quest’operazione solo con il ruolo di anchor investor, a determinate condizioni, e con la garanzia dello Stato.
  • Soggetti pubblici e privati
Si sta immaginando la creazione di un Fondo di investimento o una Spa holding di partecipazioni, con conferimenti potenziali nell'ordine di 3-4 miliardi di cui 1 di fonte privata. Potrebbero entrare anche soggetti stranieri, in linea con le iniziative del governo per aumentare l’afflusso di investimenti esteri (si veda Il Sole 24 Ore di ieri). Ci sarebbero due categorie di quote o azioni: le prime sottoscritte da banche, investitori istituzionali, fondi di investimento e altri privati;?le seconde sottoscritte da Cdp ma anche fondi pensioni, Poste Vita, Inail, assicurazioni vita. I privati sarebbero comunque dotati di poteri speciali nella governance societaria, compreso il veto su nuovi investimenti. Gli altri investitori, invece, beneficerebbero di una garanzia dello Stato sul capitale investito e su un rendimento minimo. Uno schema di questo tipo potrebbe generare una buona redditività e con circa 300 milioni di copertura si potrebbero garantire 3-4 miliardi di conferimenti.
Da un punto di vista strettamente normativo, si potrebbe sfruttare come base il «Fondo di servizio per la patrimonializzazione delle imprese» già previsto dal decreto sblocca Italia, ovviamente con tutte le modifiche del caso.
  • Ilva
Come detto, l’Ilva sarebbe la prima missione di questo nuovo strumento. Verrebbe creata un’ulteriore newco che prenderebbe in affitto gli asset Ilva depurati delle passività, per poi imbarcare anche altri soci (partner siderurgici ad esempio). Solo come ipotesi alternativa, il Fondo (o la Spa) entrerebbe in seconda battuta nel capitale di una newco costituita con fondi a disposizione dell’amministrazione straordinaria e con risorse Ue.
  • Industrial bond
In questi giorni viene messo a punto il decreto legge sull’ “Investment compact” che, a meno di cambiamenti di rotta, il governo intenderebbe varare al consiglio dei ministri del 20 gennaio. Tra le proposte in ballo c’è anche quella dello Sviluppo economico per la creazione degli “Industrial development bond” sulla falsariga di alcuni analoghi strumenti presenti all’estero. Si tratterebbe di bond, destinati a investitori qualificati, emessi per finanziare progetti di reti con soggettività giuridica o consorzi di imprese. Progetti di integrazione della filiera, internazionalizzazione, innovazione e ricerca, digitalizzazione dei processi aziendali, sviluppo della catena commerciale, ottimizzazione dei crediti commerciali. Le obbligazioni “industriali” godrebbero, come nel caso dei project bond riservati alle infrastrutture, di un trattamento fiscale equiparato ai titoli di Stato: ritenuta ridotta del 12,5%, anziché del 26 per cento.

DI CARMINE FOTINA

http://www.ilsole24ore.com/

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