mercoledì 5 novembre 2014

Poste, Caio: lavoriamo per essere pronti a Ipo, sui tempi decide il Tesoro


«Abbiamo un piano di razionalizzazione condiviso con l'Agcom di circa 500-600 sportelli. Consideriamo la presenza territoriale e la capillarità come un valore, ma bilanciati con la sostenibilità di tenerli aperti». Lo ha annunciato Francesco Caio, amministratore delegato diPoste Italiane, nel corso della sua audizione in commissione Industria al Senato. Riguardo alla privatizzazione di Poste Italiane e allo sbarco in Borsa l’ad di Poste ha detto: «Continuiamo a lavorare con l'azionista in modo costruttivo, ci stiamo preparando, ma non abbiamo un calendario preciso. Sarà poi il Mef», cioè l'azionista a decidere. Caio ha infine aggiunto che «la privatizzazione di Poste, in sintonia con azionista, è occasione per lo Stato, ma anche un'opportunità per indicare un percorso virtuoso» per l'azienda.
Caio: al lavoro per quotazione in Borsa 
L'a.d di Poste ha ribadito i numero del piano di razionalizzazione avviato per la rete: «Oggi abbiamo 13mila sportelli, ma abbiamo avviato una richiesta di autorizzazione per circa 5-600 sportelli in meno» ha detto Caio, citando il piano annuale condiviso con l'Autorità delle Comunicazione. I tempi, ad ogni modo, saranno più lunghi. Sicuramente oltre il 2014. Caio ha garantito comunque che «prossimità e presenza di copertura territoriale» restano elementi «funzionali» al piano che il gruppo «ha in mente».

Al lavoro per essere pronti all’Ipo, Tesoro decide sui tempi 
La quotazione in Borsa? «Continuiamo a lavorare con l'azionista. Non c'è un calendario, lavoriamo per essere pronti», ha detto Caio, che ha assicurato: «sarà l'opportunità anche per un percorso virtuoso su governance, strategia». L'attesa è «legata alla definizione di un impianto normativo che dia certezza. Ma siamo pronti a farlo, aspettiamo che l'azionista ci dica quando». Il gruppo poste andrà in Borsa così come è, non è al momento previsto alcuno scorporo.

Entro l’anno 500 milioni previsti in decreto competitività 
Quanto al mezzo miliardo previsto dal decreto Competitività per Poste Italiane «dovrebbe arrivare entro quest'anno. È una partita importante che ha un riflesso anche sulla politica dei dividendi dell'anno prossimo perchè libera liquidità». Caio ha anche sottolineato ancora una volta l'esigenza di rivedere, «con un confronto con le istituzioni» e difendendo la «qualità del servizio», il modello di business dei servizi postali tradizionali, che oggi soffrono per «i volumi che calano, i costi che aumentano, contributo pubblico che si riduce».



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