domenica 10 marzo 2013

VOTARE PER COSA?


Non troppo tempo fa si parlava di 10.000 eccedenze, senza che l'azienda chiarisse come venissero individuate, ricollocate o quale fosse il piano di riassetto, si parlava perciò di 10.000 probabili licenziamenti. Oggi la UIL rifiuta di firmare l'accordo e chiama a votare i lavoratori, ma votare per cosa? Cinque mesi fa, mentre le principali sigle di questa azienda scioperavamo per non mandare la gente a casa, la UIL restava in disparte, o meglio girava per gli uffici nel chiedere ai colleghi di non aderire allo sciopero. Responsabilmente come dicono loro, favoriva la superbia dell'azienda, tacitamente ma neanche tanto, e quei 10.000 esuberi. Oggi si sveglia non dando alternative, ma volendo semplicemente contestare un accordo difficile, che difficilmente è stato realizzato.
Una ansia per la democrazia tardiva, che non aveva dimostrato quando firmò in minoranza il premio di risultato a ribasso nel giugno 2012. L'impressione è di trovarsi innanzi ad uno schieramento che non sapendo o volendo risolvere un problema, gioca solo a fare opposizione, ben consapevole che una riorganizzazione è necessaria, ma strumentalizzando questo momento in una presa di posizione, tesa ad aggiustare una facciata compromessa da un comportamento ambiguo. Il punto non è la UIL con i suoi problemi interni, ma la domanda che non pone. I volumi sono calati, la merce che noi lavoriamo e giustifica il nostro salario è diminuita. E' un fatto. Questo è un problema che va affrontato responsabilmente. Se un accordo è stato firmato e condiviso da sigle sindacali così diverse è perché ha una sua validità. A fronte di quanto ci si prospettava nel 2012 prevede la metà delle eccedenze, tutte ricollocate, e pone le basi per un futuro. Predispone degli spazi che garantiscono che nessuno venga licenziato e apre a nuove professionalità e nuovi utili che nel prossimo futuro ci permetteranno di mantenere l'occupazione:

pacchi sino a 3 kg
 e-commerce,
 incremento delle ASi
trasformazione 700 risorse part time in full time
 possibilità di passare al part time.
 riqualificazione professionale.

Punto più importante si permette ai colleghi prossimi alla pensione, di cavalcare gli ultimi 4 anni con i contributi pieni versati, e una retribuzione all'80% stando a casa. Un no a questo accordo apre la strada a delle possibilità, che non obbligatoriamente sono migliori. La domanda quindi non è se ci piace questo accordo, perché a nessuno piace fare i sacrifici: la domanda è quale alternativa desideriamo questa o un'azienda con carta bianca. Soprassedendo sulla volontà dell'azienda, tutti i sindacati che hanno firmato l'accordo, hanno come principale interesse che si mantenga il lavoro e l'occupazione, e soprattutto a differenza di altri, si sono esposti prendendosi delle  responsabilità. Se la UIL ad oggi ha un'opzione migliore, questo piano di riorganizzazione che tutto risolve, perché non lo ha esposto restando nuovamente in un responsabilmente silenzio? Chi ha idee, chi vuole fare fortunatamente va avanti: ora inizia il lavoro più duro, non lasciare spazi all'incapacità o agli interessi di alcuni e non perdere tempo.

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