giovedì 2 aprile 2015

Incontro In Azienda Mercato Privati: 186 Uffici in Carenza di Personale


Nei giorni 31 marzo e 1 aprile è proseguito il confronto sui temi di Mercato privati.
L’Azienda approfondendo il tema legato all’organico ci ha illustrato i dati e l’evoluzione delle transazioni dal 2009 ad oggi.
In particolare ci ha evidenziato che ha nonostante un calo pari al 28% delle transazioni le necessità di organico, alla sportelleria, sono rimaste sostanzialmente invariate.
Tale dato è la risultante di un diverso mix delle transazioni a sportello che, pur diminuendo, in alcuni casi richiedono un maggiore tempo di esecuzione.
Ci ha inoltre illustrato la situazione relativa agli uffici di cluster B rispetti ai quali ci ha fornito i seguenti dati:


  • Circa 186 uffici presentano una carenza;
  • Circa 1500 risultano con organico coerente;
  • Circa 1000 risultano in eccedenza di organico.



Abbiamo contestato con decisione la rappresentazione della situazione relativa agli uffici B evidenziando che vengono sistematicamente utilizzati come bacino per i distacchi presso altri UUPP concretizzando una realtà operativa molto lontana dalla rappresentazione aziendale.
Abbiamo anche sottolineato la necessità di adeguare gli uffici di cluster B, che risultano essere con solo una unità applicata, a quanto previsto per le visite periodiche dei videoterminalisti e a quanto attiene il capitolo indennità monoperatore prevista dal CCNL.
Abbiamo inoltre ribadito la valenza politica dell’accordo del 2009 che in assenza di altre intese rimane l’unico elemento di riferimento.
L’Azienda si è riservata di approfondire al proprio interno le posizioni espresse e abbiamo convenuto di proseguire il confronto.
Nella mattinata del 1 aprile il confronto è proseguito con la verifica dell’implementazione dei Contact Center.
A riguardo l’azienda ci ha illustrato lo stato di avanzamento delle implementazioni relative ai Contact Center passati da n. 9 a n.18 con un ingresso di n. 886 risorse da altri ambiti organizzativi.
Ci è stato fornito per ogni singolo sito la quantità di organico e le attività gestite ed indicati i percorsi di formazione specialistica effettuati.
In merito alle linee evolutive l’Azienda ha evidenziato l’intenzione di potenziare le strutture di assistenza al cliente, anche attraverso il coinvolgimento dei TSC, integrando maggiormente le attività con i canali di business, di post vendita e sviluppando la capacità di interazione multicanale.
In tale ottica si renderà necessario ampliare l’attuale rapporto tra addetti e coordinamento staffing, sviluppare in maniera più incisiva la professionalità di tutti gli addetti attraverso un progetto formativo più efficace e valutare l’opportunità di nuove aperture.
Pur valutando positivamente lo sviluppo delle attività di assistenza al cliente abbiamo posto l’accento sulla necessità di completare il percorso di implementazione dal punto di vista tecnico (caduta in cuffia), strutturale e formativo.
Infine abbiamo richiesto un ulteriore incontro per analizzare i progetti di sviluppo delle figure professionali che sono stati illustrati.
MARIO PETITTO



SEGREATARIO GENERALE

Bilancio 2014 e decisioni AGCOM: parte la richiesta di urgente incontrocon l'AD Caio






mercoledì 1 aprile 2015

Anna Maria Furlan: "Renzi cambi strategia. Per sconfiggere lacrisi,l'autosufficienza politica non sta funzionando"

http://www.repubblica.it


ROMA - I dati sull'occupazione, per Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, sono un messaggio chiaro da spedire al governo Renzi: "Deve cambiare strategia, deve dedicare al lavoro l'attenzione e la passione che riversa su altri temi e che non vedo in questo".



La disoccupazione torna al 12,7 per cento, quella giovanile al 42,6, in un solo mese 42 mila donne sono state rimandate a casa. E' una fase di passaggio in attesa che il Jobs Act produca a pieno titolo i suoi effetti o un tendenza che continua?
"Direi che per comprendere la gravità del caso basta guardare ai numeri assoluti: in Italia ci sono 3 milioni e 240 mila disoccupati. Non è con l'autosufficienza politica che risolveremo i problemi di questo Paese, non esistono formule magiche, non bastano né gli sgravi fiscali e contributivi né il nuovo contratto. Servono azioni forti e una strategia importante con obiettivi precisi a sostegno della crescita ".

Questo governo, secondo lei, è in grado di mettere in atto azioni forti?
"No, fino a quando continuerà a pensare di poter fare tutto da solo. La partita va giocata assieme, fra Palazzo Chigi, regioni, istituzioni e parti sociali: c'è una base di partenza buona, creata da fattori esterni come l'intervento della Bce e il basso costo del petrolio. Facciamo un patto sociale e sfruttiamo al massimo questi vantaggi".

Il premier Renzi non sembra intenzionato a darvi retta.
"Questi dati dovranno fargli cambiare idea. Ce lo insegna la storia: in questo Paese le grandi crisi si affrontato e si risolvono con gli accordi sociali che danno forza alle decisioni dell'esecutivo, non le indeboliscono, come il governo attuale sembra temere ".

Il patto sociale che lei chiede non c'è, in compenso c'è la coesione sociale lanciata da Landini. Cosa ne pensa?
"Sta generando una grande confusione fra il ruolo della politica e quello del sindacato che per me, invece, ha un compito specifico: contrattare e fare accordi al fine di creare lavoro. Di tutto avevamo bisogno, salvo che di questa confusione che sta danneggiando il sindacato".

Avete qualche idea riguardo alle azioni forti a contrasto della disoccupazione?
"Molte, e tutte partono dalla convinzione che per creare lavoro bisogna sostenere la crescita e i redditi. Stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge sul fisco: mille euro di tasse in meno per i redditi lordi dai 40 mila euro in giù, per esempio. E poi avanti con le leggi contro la corruzione e con un nuovo sistema di appalti, entrambi necessari per sbloccare le opere e riconquistare credibilità presso gli investitori stranieri".

Intanto oltre 42 mila donne hanno perso il lavoro in un solo mese. Cosa sta succedendo?
"Purtroppo le crisi acuiscono i problemi che già ci sono, tutti ne subiscono le conseguenze, ma i più fragili patiscono di più. E le donne e i giovani sono le fasce deboli di questo Paese. Inoltre dopo aver colpito la manifattura, ora la crisi sta producendo i suoi peggiori effetti sul terziario, settore dove la presenza femminile è predominante".

C'è il pericolo che questo crollo del lavoro femminile diventi un trend?
"Se non vi sarà un'attenta politica di ridistribuzione dei redditi il rischio c'è. La crisi ha aumentato la povertà, ha moltiplicato le diseguaglianze e messo a dura prova la tenuta sociale del Paese".

Però nei primi mesi dell'anno sono stati firmati 79 mila contratti a tempo indeterminato. Come li valuta? Si tratta di nuovi posti o di stabilizzazione di precari?
"Sinceramente il dibattito non mi appassiona. Premiare le aziende che assumono a tempo indeterminato è giusto e, considerato l'alto tasso di precarizzazione, dare stabilità è ottima cosa ".

Il ministro del Lavoro Poletti, nei giorni scorsi, ha detto che i contratti possono arrivare al milione.
"Bene, mi auguro che abbia ragione, ma non basterebbero comunque visto che ci sono tre milioni di disoccupati. Le soluzioni ai problemi non nascono dal nulla: il Paese deve darsi un progetto, mettere il lavoro in testa a tutti i temi. Vedo, al contrario, che il governo ci mette poca attenzione e poca passione".

martedì 31 marzo 2015

Problemi con L'UE per Caio

La Ue ferma le Poste.


Guai in vista per la privatizzazione delle Poste, uno dei pilastri del piano con il quale Renzi e Padoan - insieme alla dismissione di quote di Enel, Fs ed Enav - puntano ad incassare 10 miliardi per risanare i conti pubblici. Solo due giorni fa l’Autorità per le Comunicazioni (Agcom) ha dato il via libera alla riforma proposta dall’amministratore delegato di Poste Italiane Francesco Caio, ma da Bruxelles è già arrivata una lettera che mette in dubbio la legalità di uno dei suoi tasselli: il taglio della consegna della posta.
FRANCESCO CAIO ALESSANDRO PROFUMO

Lettere e cartoline secondo il nuovo piano non verranno più recapitate tutti i giorni, come il servizio universale ha sempre previsto, ma ogni quarantotto ore sul 25% del territorio. Una misura giustificata dall’ad con la necessità di risparmiare su un servizio che, anche a causa dell’avvento delle e-mail, ha provocato alle Poste un calo dei ricavi di 300 milioni di euro.

La sforbiciata - insieme al taglio di 455 sportelli e all’aumento delle tariffe - è uno dei punti cardine del piano di risparmi messo nero su bianco da Caio per aggiustare i conti di Poste in vista della privatizzazione. Lo ha spiegato direttamente Caio in un’intervista pubblicata lo scorso venerdì dal Sole 24 Ore, lo stesso giorno in cui è arrivato il via libera dell’Agcom: la riforma del «settore recapiti è essenziale non solo per la privatizzazione, ma per la sostenibilità del business », ha affermato l’amministratore delegato.
Francesco Caio

Ebbene, la decisione di non portare più la posta in 4mila comuni italiani, escludendo dal servizio quotidiano circa 15 milioni di italiani, a Bruxelles non piaceaffatto. E la Commissione europea lo ha fatto sapere all’Agcom esattamente un giorno prima che questa approvasse (con la sola astensione del consigliere Antonio Preto) la misura dando il via alla consultazione pubblica di 30 giorni al termine del quale, se non ci saranno intoppi, il piano entrerebbe in vigore.

Ma difficilmente tutto andrà liscio, con l’esecutivo comunitario che ha scritto chiaramente che se il servizio giornaliero non sarà ripristinato l’Italia, e dunque le Poste, andranno incontro a una procedura di infrazione europea per violazione della Direttiva sui Servizi Postali. Un intralcio difficilmente superabile per Caio, determinato a quotare le Poste entro il 2015.

«Il servizio di posta universale - ricorda la Commissione europea nella lettera indirizzata all’Agcom - garantisce una consegna all’abitazione o alla sede di ogni persona naturale o giuridica ogni giorno lavorativo». Un obbligo, sottolinea Bruxelles, confermato nel 2008 quando le email avevano già impattato sul business postale proprio perché non si tratta di un servizio di mercato ma di un obbligo universale necessario «a garantire il diritto alla comunicazione tra cittadini e per assicurare la coesione sociale e territoriale in tutti i paesi dell’Unione».

poste italiane
La Commissione europea ricorda che si può derogare al servizio universale solo «in circostanze o situazioni geografiche eccezionali» molto limitate. Adesempio, deroghe a una fetta di popolazione superiore all’1% sono state permesse solo alla Grecia vista l’impossibilità fisica di servire ogni giorno tutte le sue isole. E comunque nel caso ellenico si tratta di un’eccezione che tocca appena il 6,8% della popolazione, non il 25% come avverrebbe in Italia. Per questo la Commissione ribadisce che «la possibilità di derogare a questo obbligo deve rimanere limitata a circostanze e condizioni geografiche eccezionali e non deve essere applicata come eccezione ampia e generalizzata».

E conclude chiedendo all’Agcom di inviarle «una valutazione più dettagliata delle circostanze che potrebbero giustificare queste eccezioni». Un linguaggio felpato che si addice a una comunicazione tra Bruxelles e un’Autority nazionale per dire che o la norma sarà cambiata, oppure verrà bloccata da una procedura d’infrazione.

Poste: piano Caio a rischio procedura infrazione

Poste a rischio infrazione. Il piano di privatizzazione preparato dall’ad Francesco Caio potrebbe cadere sotto la scure dell’Antitrust europeo: non rispetterebbe le norme comunitarie sul servizio universale.
L’Italia rischia l’apertura di unaprocedura di infrazione per violazione delle norme europee suiservizi postali. E’ questo l’effetto delle decisioni prese dall’amministratore delegato di PosteFrancesco Caio nell’ambito della privatizzazione della società. Nel mirino di Bruxelles, in particolare, potrebbe finire la decisione di non consegnare più le lettere ogni giorno sul 25% del territorio italiano. Una decisione che coinvolge 4mila Comuni e circa 15 milioni di cittadini. Ma che potrebbe farci contravvenire ai principi comunitari sul servizio universale.
Nel mirino c’è l’ipotesi di non recapitare più lettere e cartoline tutti i giorni sul 25% del territorio italiano, ma passare a una consegna ogni 48 ore. In questo modo sarebbe possibile ottenererisparmi forti da un servizio che, negli ultimi anni, ha fatto segnare un calo dei ricavi da circa 300 milioni di euro. Con questo aggiustamento, che coinvolge 4mila Comuni e circa 15 milioni di cittadini, il manager conta di rimettere in asse i conti della società in vista della prossimaprivatizzazione, pensata per andare a regime entro la fine del 2015.
Secondo quanto spiega la Commissione europea in una lettera indirizzata al Garante per le comunicazioni, “il servizio di posta universale garantisce una consegna all’abitazione o alla sede di ogni persona naturale o giuridica ogni giorno lavorativo”. Questo obbligo è stato confermato daBruxelles nel 2008, momento in cui le mail avevano già avuto un profondo impatto sul mercato. La questione, però, è che si tratta di un servizio pubblico che serve “a garantire il diritto alla comunicazione tra cittadini e ad assicurare la coesione sociale e territoriale in tutti i paesi dell’Unione”.
Secondo l’Esecutivo comunitario, le deroghe sono ammesse solo “in circostanze o situazioni geografiche eccezionali”. E’ il caso della Grecia, dove c’è l’impossibilità fisica di raggiungere tutta la popolazione ogni giorno, vista la distribuzione delle isole sul territorio. Anche se va sottolineato che parliamo di un’eccezione che coinvolge appena il 6,8% della popolazione e non il 25%, come succederebbe per l’Italia con il piano di Caio. Quindi, secondo Bruxelles, “la possibilità di derogarea questo obbligo deve rimanere limitata a circostanze e condizioni geografiche eccezionali e non deve essere applicata come eccezione ampia e generalizzata”.
L’operazione di Poste aveva incassato il via libera dell’Autorità garante le telecomunicazioni. Che, in questi giorni, ha avviato una fase di interlocuzione con l’Antitrust europeo per dare l’ok al progetto. Questo passaggio, però, si sta rivelando molto più che una semplice formalità. E, nei prossimi giorni, sembra in arrivo una bocciatura formale che, di fatto, potrebbe stoppare l’intera operazione e portare problemi ai piani di spending review del nostro paese.
http://www.euractiv.it


Poste, Commissione Ue boccia consegna a giorni alterni: “Solo in casi eccezionali”



Venerdì scorso Bruxelles ha scritto all'authority delle comunicazioni per chiedere "una valutazione più dettagliata delle circostanze" che secondo l'amministratore delegato Francesco Caio giustificano la riduzione della frequenza dei recapiti. Se il piano non verrà rivisto si profila una procedura di infrazione

La consegna delle lettere a giorni alterni non s’ha da fare. LaCommissione europea si mette di traverso rispetto al piano industriale dell’amministratore delegato di Poste italianeFrancesco Caio, che per rimettere in sesto i conti in vista dellaprivatizzazione del gruppo intende da un lato chiudere 455 sportelli, dall’altro aumentare le tariffe e ridurre la frequenzadei recapiti sul 25% del territorio nazionale. Con il risultato che 15 milioni di italiani riceverebbero la posta un giorno sì e uno no.
Sabato l’Agcom, in un documento ora sottoposto a consultazione pubblica, ha decretato che il rialzo dei prezzi ipotizzato da Caio è eccessivo. Ma ha dato un sostanziale via libera, con la sola astensione del consigliere Antonio Preto, al taglio delle consegne.Repubblica rivela però che venerdì la Commissione Ue ha inviato all’authority un documento in cui mette in dubbio lalegalità dell’operazione. Ventilando il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione.
Bruxelles ricorda che il servizio di posta universale, cioè quello che “garantisce una consegna all’abitazione o alla sede di ogni persona naturale o giuridica ogni giorno lavorativo”, è un obbligo. Confermato dalla direttiva europea sui servizi postali del 2008. Nonostante le comunicazioni elettroniche abbiano in gran parte soppiantato quelle cartacee, infatti, il recapito delle lettere è ancora ritenuto necessario per assicurare “il diritto alla comunicazione tra cittadini e la coesione sociale e territoriale”. Le deroghe consentite sono limitate e devono essere giustificate da “circostanze o situazioni geografiche eccezionali“. Inammissibile invece una “eccezione ampia e generalizzata” come quella immaginata da Caio.
La missiva, scrive il quotidiano di Largo Fochetti, si chiude con la richiesta all’autorità guidata da Angelo Cardani di inviare all’esecutivo europeo “una valutazione più dettagliata delle circostanze che potrebbero giustificare queste eccezioni”. In caso contrario, il progetto sarà bloccato d’imperio con l’ennesima procedura per violazione di normative comunitarie.

I “nì” dell’Agcom

L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha deciso di avviare due consultazioni pubbliche, una sul recapito e l’altra sui prezzi

Le cose non stanno andando esattamente come l’amministratore delegato di Poste italiane, Francesco Caio, sperava. Inizialmente, in particolare sulle tariffe suggerite, aveva dato anche alcuni dettagli, poi era stato costretto a sorvolare. Confidando comunque che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni garantisse il necessario via libera al suo progetto.
In realtà, l’Agcom ha preso tempo, avviando due consultazioni pubbliche in merito ad altrettante idee. Una riguarda le modalità di recapito a giorni alterni, l’altra le tariffe e gli standard di qualità del servizio universale sulla base di quanto previsto dalla legge di stabilità 2015.
Per quanto riguarda la prima, l’Autorità ha modificato la proposta iniziale di Poste, ponendo in consultazione specifici criteri e indici di determinazione dei comuni che potranno essere interessati dalla misura entro il limite massimo del 25% della popolazione, in funzione delle particolari circostanze, anche di natura geografica, che caratterizzano l’ambito del recapito sul territorio. Il provvedimento finale dovrà essere comunicato alla Commissione Europea.
Per la seconda, ha rivisto le proposte dell’operatore, ancorando il prezzo del prodotto di base all’evoluzione già stabilita in precedenti provvedimenti, ovvero determinando un prezzo pari a 0,80 euro, con la possibilità di crescita fino a 0,95 euro entro fine anno (a Natale 2013 l’Agcom prevedeva che quest’ultima cifra fosse raggiunta nel 2016). La variazione -tuttavia- “è condizionata alla verifica dell’andamento dei volumi e del rispetto degli indici di qualità”. Quanto al corriere prioritario, il suo costo al pubblico “sarà fissato nel rispetto dei principi di equità e ragionevolezza prevedendo strumenti di verifica della qualità, anche attraverso un meccanismo di rimodulazione proporzionata verso il basso dei prezzi laddove dovesse essere riscontrato un degrado non occasionale della qualità con riferimento ai giorni di avvenuto recapito”. L’azienda, comunque, potrà arricchire l’offerta con supporti a valore aggiunto, quali la tracciabilità.
Secondo l’Agcom, negli ultimi quattro anni il calo dei volumi in Italia è stato del 10% medio ogni dodici mesi, mentre la spesa mensile pro-capite è passata da 4,00 euro (nel 2010) a 2,00 (nel 2014).

Mobilità Nazionale 2015: Le Graduatorie Definitive