giovedì 9 aprile 2015

Mozioni sul piano di razionalizzazione di Poste Italiane Spa: il sìdell'Aula


9 Aprile 2015

L'Assemblea, nella seduta antimeridiana di giovedì 9 aprile, ha approvato mozioni sul piano di razionalizzazione di Poste italiane SpA.
I testi riformulati - si legge nel comunicato di seduta del 9 aprile - impegnano il Governo a sollecitare AGCOM Poste italiane affinché, al termine del confronto con gli enti locali, pubblichino la lista completa degli uffici prossimi alla chiusura o interessati da una riduzione di orario, al fine di assicurare il mantenimento dell'operatività del servizio universale nel 96 per cento dei comuni italiani; a valutare la possibilità che alcuni servizi siano offerti non in regime di esclusiva da Poste italiane; a valutare l'impatto sociale e occupazionale della razionalizzazione degli uffici; ad adoperarsi per garantire la permanenza degli uffici postali nei comuni rurali, montani e svantaggiati.


mercoledì 8 aprile 2015

Imprese Private recapito Postale: raggiunta intesa sul rinnovo CCNL 2013-2015

Nella giornata de 2 Aprile u.s. è stata raggiunta l’intesa fra FISE ARE e le OO SS Nazionali per il rinnovo del CCNL delle imprese private operanti nella distribuzione del recapito dei servizi postali, con decorrenza 1.1.2013 – 31.12.2015 e attraverso un accordo ponte che recupera i valori economici
Si tratta di un risultato positivo fortemente voluto dal sindacato che ha ritenuto essenziale procedere al rinnovo del CCNL nonostante le difficolta evidenziate dalle aziende per la crisi che in questi anni attraversa l’intero settore postale e la impossibilita, ad oggi, di avviare un percorso per la definizione di un contratto collettivo per tutti gli operatori del settore postale.
L’accordo prevede per il periodo 1.1.2013 – 30.4.2015 un importo “una tantum” per il livello 5° super pari a euro 250,00 lordi.
L’importo sarà corrisposto in Euro 150 con la retribuzione del mese di Giugno 2015 e in Euro 100 con la retribuzione del mese di Novembre 2015.
Per le imprese che applicano il CCNL successivamente alla data del 6.12.2013 l’importo complessivo di una tantum sarà invece pari a Euro 150 divisi in due trance di pari entità nel mese di Giugno 2015 e Novembre 2015.
Ancora è stato concordato un aumento dei minimi tabellari, per il livello 5 Super, pari a Euro 17,00 con relativa riparametrazione e da erogare con la retribuzione del mese di Luglio 2015.
Inoltre a far data 1.1.2016, il punto percentuale di riferimento ai fini del rinnovo del CCNL è stato ulteriormente rivalutato sulla base degli indici inflazionistici definiti dall’ISTAT per il biennio 2013-2014 e l’elemento di garanzia di cui all’art.1 del precedente CCNL sarà erogato con le stesse modalità a partire dalla retribuzione del mese di Dicembre 2015.
Infine e stato introdotto un nuovo articolo sul lavoro a tempo determinato che recepisce le attuali disposizioni di legge in merito.
L’intesa raggiunta verrà illustrata in questi giorni ai lavoratori del settore attraverso un percorso di assemblee sul posto di lavoro che dovrà concludersi entro il giorno 24 p.v. al fine di poter sciogliere la riserva entro il corrente mese.
Per quanto riguarda Nexive al termine della riunione si è calendarizzato per il giorno 16 c.m. un incontro per trattare il tema dell’integrativo aziendale.

LE SEGRETERIE NAZIONALI
SLP- CISL                               SLC- CGIL                              UIPOSTE-UIL




Consiglio di Stato e Tar hanno infatti impallinato il piano industriale redatto da Caio

Le poste sono gestite dai giudici

Il 92,5% degli utenti avrebbe uno sportello entro 3 km


Si fa un gran parlare di mercato, di efficienza, di aziende pubbliche slegate dalla politica. Poi, nei fatti, cosa succede? Il manager si siede al timone e se è bravo e autonomo presenta (come ogni amministratore delegato di una grande impresa privata) il suo piano per fare correre l'azienda nel migliore dei modi, magari evitando che essa continui a gravare sulla spesa pubblica.
Il piano incide su situazioni amorfe, sullo status quo, su abitudini cementate, su comode rendite di posizione. Apriti cielo. Protestano i politici, i sindacati, i Comuni e le Regioni, arrivano le interrogazioni parlamentari, i social network si riempiono di frasi incandescenti e, dulcis in fundo, arrivano i tribunali amministrativi a bloccare il piano. Il manager è cornuto e mazziato.
Teoria? Nossignore. È quanto sta succedendo, per esempio, alle Poste. L'amministratore delegato, Francesco Caio, è stato designato (da Matteo Renzi) col mandato di rendere più efficiente e meno costosa l'azienda, portandone poi una tranche a Piazza Affari. E lui si è messo diligentemente al lavoro e ha presentato un progetto quinquennale che punta sull'integrazione tra poste, comunicazione e logistica. È prevista la rimodulazione degli uffici postali, con la chiusura di 455 uffici sul territorio nazionale e la riduzione dell'orario di apertura in altri 608 (rimangono 13 mila sportelli), oltre a 20 mila prepensionamenti (quindi nessun licenziamento).
È scoppiato il terremoto (anche se le Poste assicurano che, a conclusione della riorganizzazione, il 92,49% della popolazione avrà comunque uno sportello entro 3 chilometri e il 98,65% entro 6 chilometri) e i giudici sono arrivati a sentenziare quali uffici possono essere chiusi e quali no. Come se toccasse alla magistratura e non al manager proporre e realizzare il piano aziendale. Il consiglio di Stato qualche settimana fa (sentenza numero 1262) ha deciso che Caio non può chiudere gli uffici postali nei piccoli centri se la scelta non viene adeguatamente motivata in relazione ai disagi che arreca. Era stato il sindaco di un piccolo Comune del salernitano ad opporsi alla chiusura e il consiglio di Stato gli ha dato ragione, ribaltando tra l'altro il giudizio di primo grado che invece era stato favorevole alle Poste. Anche il Tar del Lazio è intervenuto immobilizzando l'amministratore delegato: ha sancito l'illegittimità del piano «basato sulla redditività a scapito degli interessi degli utenti».
Ma al manager non era stato affidato l'incarico di rendere redditizia l'azienda per quotarla (parzialmente) in borsa? Il fatto è che anche il ciarliero Renzi in questa occasione non s'è fatto sentire, lasciando Caio al suo destino. Pure nel caso del Tar del Lazio a ricorrere ai giudici era stato un sindaco, quello del Comune di San Pietro in Guarano (Cosenza). E il Tar ha dato ragione al «suo» avvocato, Salvatore Alfano: «A livello europeo si è pacificamente riconosciuto che le reti postali, soprattutto in zone rurali e scarsamente popolate, soddisfano interessi pubblici rilevantissimi, consentendo l'integrazione degli operatori economici con l'economia globale, ponendosi come fondamentale baluardo della coesione sociale, per cui la loro presenza è più necessaria laddove, proprio per la scarsità degli abitanti, mancano altre reti infrastrutturali».
Infatti un altro problema è la mancanza di copertura web di una parte della Penisola, quella lontana dalle grandi città. Una carenza che rende almeno per ora improponibile la figura del postino telematico, che svolgerebbe l'attività degli uffici che l'azienda pensa di chiudere e girerebbe tra le case con un terminale portatile in grado anche di effettuare rimesse e pagamenti. Dice Emanuele Ramella Pralungo, sindaco di Occhieppo Superiore e presidente dell'ex- Provincia di Biella: «Il postino telematico può essere una soluzione per le grandi città, ma non per il nostro territorio che per gran parte è montano, quindi con zone dove spesso non c'è campo per i telefonini e c'è difficoltà a collegarsi alla rete per far funzionare il terminale».
Per il piano di Caio, un de profundis. Tanto che l'ad è stato costretto a sospenderlo poiché gli stavano piovendo addosso i ricorsi di tutti i sindaci coinvolti nel ridimensionamento degli sportelli. Perfino a «casa» di Renzi, a Firenze e in Toscana, c'è la rivolta contro di lui e il «suo» ad: i sindaci toscani, la Regione e l'Anci-Toscana hanno deciso di fare ricorso al Tar, tutti insieme, appassionatamente. Caio ha rimesso il piano nel cassetto e assicurato che tratterà con l'Anci, l'associazione dei sindaci. Intendiamoci, a volte può essere utile salvaguardare uno sportello disagevole ma il piano di queste emergenze va discusso col governo e non può essere frutto della pressione di sindaci, parlamentari del territorio, lobby varie o addirittura di giudici. Un manager deve potere realizzare il suo piano industriale e sarà valutato per i risultati.
Sul tavolo c'è una proposta dell'Anci: l'azienda mantenga il servizio attuale ricevendo in cambio la tesoreria dei Comuni. Un compromesso percorribile? Si vedrà. Ma se le Poste non si riformano, nel 2019 registreranno un margine operativo netto (ebit) negativo per 1,5 miliardi di euro nel segmento postale e commerciale. Un pezzo di finanziaria che sarà pagato da tutti i contribuenti. Non ci sono solo le Poste, anche l'Inps di Tito Boeri vuole chiudere uffici e nel mantovano stanno già preparando le barricate. Dice Stefano Turrin, sindacalista locale Cisl: «È un altro colpo. Nel giro di pochi anni abbiamo perso prima la conservatoria e il distaccamento del tribunale a Castiglione, poi le sedi dell'agenzia delle Entrate a Bozzolo e Viadana, la sede del giudice di pace di Gonzaga e quella di Viadana, la direzione della Motorizzazione civile .Non ne possiamo più».
È davvero difficile mettere mano alle aziende di Stato.

fonte

Nota unitaria - Disposizione attuative emanate in ritardo, non sulla pelle dei lavoratori


giovedì 2 aprile 2015

Incontro In Azienda Mercato Privati: 186 Uffici in Carenza di Personale


Nei giorni 31 marzo e 1 aprile è proseguito il confronto sui temi di Mercato privati.
L’Azienda approfondendo il tema legato all’organico ci ha illustrato i dati e l’evoluzione delle transazioni dal 2009 ad oggi.
In particolare ci ha evidenziato che ha nonostante un calo pari al 28% delle transazioni le necessità di organico, alla sportelleria, sono rimaste sostanzialmente invariate.
Tale dato è la risultante di un diverso mix delle transazioni a sportello che, pur diminuendo, in alcuni casi richiedono un maggiore tempo di esecuzione.
Ci ha inoltre illustrato la situazione relativa agli uffici di cluster B rispetti ai quali ci ha fornito i seguenti dati:


  • Circa 186 uffici presentano una carenza;
  • Circa 1500 risultano con organico coerente;
  • Circa 1000 risultano in eccedenza di organico.



Abbiamo contestato con decisione la rappresentazione della situazione relativa agli uffici B evidenziando che vengono sistematicamente utilizzati come bacino per i distacchi presso altri UUPP concretizzando una realtà operativa molto lontana dalla rappresentazione aziendale.
Abbiamo anche sottolineato la necessità di adeguare gli uffici di cluster B, che risultano essere con solo una unità applicata, a quanto previsto per le visite periodiche dei videoterminalisti e a quanto attiene il capitolo indennità monoperatore prevista dal CCNL.
Abbiamo inoltre ribadito la valenza politica dell’accordo del 2009 che in assenza di altre intese rimane l’unico elemento di riferimento.
L’Azienda si è riservata di approfondire al proprio interno le posizioni espresse e abbiamo convenuto di proseguire il confronto.
Nella mattinata del 1 aprile il confronto è proseguito con la verifica dell’implementazione dei Contact Center.
A riguardo l’azienda ci ha illustrato lo stato di avanzamento delle implementazioni relative ai Contact Center passati da n. 9 a n.18 con un ingresso di n. 886 risorse da altri ambiti organizzativi.
Ci è stato fornito per ogni singolo sito la quantità di organico e le attività gestite ed indicati i percorsi di formazione specialistica effettuati.
In merito alle linee evolutive l’Azienda ha evidenziato l’intenzione di potenziare le strutture di assistenza al cliente, anche attraverso il coinvolgimento dei TSC, integrando maggiormente le attività con i canali di business, di post vendita e sviluppando la capacità di interazione multicanale.
In tale ottica si renderà necessario ampliare l’attuale rapporto tra addetti e coordinamento staffing, sviluppare in maniera più incisiva la professionalità di tutti gli addetti attraverso un progetto formativo più efficace e valutare l’opportunità di nuove aperture.
Pur valutando positivamente lo sviluppo delle attività di assistenza al cliente abbiamo posto l’accento sulla necessità di completare il percorso di implementazione dal punto di vista tecnico (caduta in cuffia), strutturale e formativo.
Infine abbiamo richiesto un ulteriore incontro per analizzare i progetti di sviluppo delle figure professionali che sono stati illustrati.
MARIO PETITTO



SEGREATARIO GENERALE

Bilancio 2014 e decisioni AGCOM: parte la richiesta di urgente incontrocon l'AD Caio






mercoledì 1 aprile 2015

Anna Maria Furlan: "Renzi cambi strategia. Per sconfiggere lacrisi,l'autosufficienza politica non sta funzionando"

http://www.repubblica.it


ROMA - I dati sull'occupazione, per Anna Maria Furlan, segretario generale della Cisl, sono un messaggio chiaro da spedire al governo Renzi: "Deve cambiare strategia, deve dedicare al lavoro l'attenzione e la passione che riversa su altri temi e che non vedo in questo".



La disoccupazione torna al 12,7 per cento, quella giovanile al 42,6, in un solo mese 42 mila donne sono state rimandate a casa. E' una fase di passaggio in attesa che il Jobs Act produca a pieno titolo i suoi effetti o un tendenza che continua?
"Direi che per comprendere la gravità del caso basta guardare ai numeri assoluti: in Italia ci sono 3 milioni e 240 mila disoccupati. Non è con l'autosufficienza politica che risolveremo i problemi di questo Paese, non esistono formule magiche, non bastano né gli sgravi fiscali e contributivi né il nuovo contratto. Servono azioni forti e una strategia importante con obiettivi precisi a sostegno della crescita ".

Questo governo, secondo lei, è in grado di mettere in atto azioni forti?
"No, fino a quando continuerà a pensare di poter fare tutto da solo. La partita va giocata assieme, fra Palazzo Chigi, regioni, istituzioni e parti sociali: c'è una base di partenza buona, creata da fattori esterni come l'intervento della Bce e il basso costo del petrolio. Facciamo un patto sociale e sfruttiamo al massimo questi vantaggi".

Il premier Renzi non sembra intenzionato a darvi retta.
"Questi dati dovranno fargli cambiare idea. Ce lo insegna la storia: in questo Paese le grandi crisi si affrontato e si risolvono con gli accordi sociali che danno forza alle decisioni dell'esecutivo, non le indeboliscono, come il governo attuale sembra temere ".

Il patto sociale che lei chiede non c'è, in compenso c'è la coesione sociale lanciata da Landini. Cosa ne pensa?
"Sta generando una grande confusione fra il ruolo della politica e quello del sindacato che per me, invece, ha un compito specifico: contrattare e fare accordi al fine di creare lavoro. Di tutto avevamo bisogno, salvo che di questa confusione che sta danneggiando il sindacato".

Avete qualche idea riguardo alle azioni forti a contrasto della disoccupazione?
"Molte, e tutte partono dalla convinzione che per creare lavoro bisogna sostenere la crescita e i redditi. Stiamo raccogliendo le firme per una proposta di legge sul fisco: mille euro di tasse in meno per i redditi lordi dai 40 mila euro in giù, per esempio. E poi avanti con le leggi contro la corruzione e con un nuovo sistema di appalti, entrambi necessari per sbloccare le opere e riconquistare credibilità presso gli investitori stranieri".

Intanto oltre 42 mila donne hanno perso il lavoro in un solo mese. Cosa sta succedendo?
"Purtroppo le crisi acuiscono i problemi che già ci sono, tutti ne subiscono le conseguenze, ma i più fragili patiscono di più. E le donne e i giovani sono le fasce deboli di questo Paese. Inoltre dopo aver colpito la manifattura, ora la crisi sta producendo i suoi peggiori effetti sul terziario, settore dove la presenza femminile è predominante".

C'è il pericolo che questo crollo del lavoro femminile diventi un trend?
"Se non vi sarà un'attenta politica di ridistribuzione dei redditi il rischio c'è. La crisi ha aumentato la povertà, ha moltiplicato le diseguaglianze e messo a dura prova la tenuta sociale del Paese".

Però nei primi mesi dell'anno sono stati firmati 79 mila contratti a tempo indeterminato. Come li valuta? Si tratta di nuovi posti o di stabilizzazione di precari?
"Sinceramente il dibattito non mi appassiona. Premiare le aziende che assumono a tempo indeterminato è giusto e, considerato l'alto tasso di precarizzazione, dare stabilità è ottima cosa ".

Il ministro del Lavoro Poletti, nei giorni scorsi, ha detto che i contratti possono arrivare al milione.
"Bene, mi auguro che abbia ragione, ma non basterebbero comunque visto che ci sono tre milioni di disoccupati. Le soluzioni ai problemi non nascono dal nulla: il Paese deve darsi un progetto, mettere il lavoro in testa a tutti i temi. Vedo, al contrario, che il governo ci mette poca attenzione e poca passione".